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Burò

Localizzato nel versante settentrionale dellEtna in territorio di Randazzo, il sentiero prende il nome dalla vicina Grotta di scorrimento lavico denominata “Burò”, posta a 1225 m/slm con una lunghezza 249 m e caratterizzata di numerose colonie di pipistrelli. Il sentiero si raggiunge percorrendo la strada denominata “quota 1000” che collega Linguaglossa e Randazzo sino allabbeveratoio in località S. Caterina. Lasciata la quota 1000 si prosegue sulla strada dellESA per circa 2,2 Km sino a raggiungere larea attrezzata annessa al fabbricato rurale denominato Casa ex Giusa. Il sentiero ha inizio dallarea attrezzata e si snoda per oltre due chilometri con un dislivello di circa 140 m. Il paesaggio è caratterizzato dalle opere di trasformazione agraria come i terrazzamenti le trazzere, i muretti a secco, le casudde in pietra lavica e gli ovili, che rappresentano tipici esempi della civiltà contadina sulle pendici dellEtna.


Lungo il sentiero che si chiude ad anello dei pilieri in pietra lavica con sovrimpressi i numeri da 1 a 4 segnalano i Punti di osservazione con particolari caratteristiche.

P.O. 1 Il sentiero si sviluppa attraverso antiche trazzere delimitate da muri a secco di pregevole fattura con ancora presenti tratti di mazzacanata sul fondo. La vegetazione è rappresentata da aspetti post-culturali testimoniate dalla presenza di Euforbia rigida ("Carammuni russu"), Ferula, Ginestre, Rovi che hanno sostituito gli antichi vigneti, mandorleti e frutteti. I muri a secco, arricchiti di Muschi e Licheni, mantengono l'originaria bellezza.

P.O. 2 Da questo punto si ha una visione panoramica dell'imponente cono secondario di Monte Spagnolo (1547 m/slm), di Monte Pilusu (1358 m/slm), dei crateri sommitali e dell'ampia vallata sottostante dove è possibile distinguere il Lago Gurrida e l'abitato di Randazzo. Nelle giornate particolarmente limpide si osservano inoltre Monte Colla, Serra del Re, Monte Soro del Parco dei Nebrodi. La vegetazione è rappresentata da pascoli naturali dominati da Graminacee (Orzo selvatico e Avena) e Leguminose (Trifogli). Le lave preistoriche prevalentemente non datate, colonizzate da Muschi e Licheni (Stereocaulon vesuvianum), presentano una morfologia superficiale a piccoli e grandi blocchi scoriacei. Localmente lastroni variamente disarticolati ed accatastati con morfologie pahoehoe e piccoli "dammusi" ricoprono gallerie di scorrimento lavico.

P.O. 3 In questo tratto è possibile osservare le tecniche tradizionalmente utilizzate dall'uomo per la costruzione degli ovili, dei recinti, delle "casudde" e dei "pagghiari in pietra". Tali strutture venivano realizzate sfruttando i trovanti lavici e senza l'uso di malte o altri leganti, con modalità usate ancora oggi dagli esperti "mastri" per la realizzazione dei forni in pietra. Inoltre, allo scopo di offrire un riparo ad animali e cose dai venti dominanti, le loro strutture seguivano l'orografia naturale. Ancora oggi, bovini ed ovini che pascolano liberamente sui luoghi, li utilizzano a tale scopo.

P.O. 4 Attraversando l'ultimo tratto del sentiero si ritorna verso l'area attrezzata e la "Casa ex Giusa". La discesa consente di osservare altri "pagghiari" in pietra e "torrette" e di attraversare lembi di ginestreti e mandorleti. Camminando sulle scorie delle colate laviche si scoprono piccoli anfratti e volte di gallerie di scorrimento lavico in cui si sviluppa una vegetazione dominata da Felci.

Consigli e attrezzatura: Vista la presenza di varie specie volatili vi invitiamo a percorrere il sentiero in silenzio, per evitare di disturbare la fauna presente al momento e di osservare la stessa dai capanni. E' indispensabile l'uso di un binocolo e di teleobiettivi per una migliore osservazione delle varie specie. Non uscire dal sentiero segnalato. Il sentiero attraversa unarea protetta. Non buttare carta ed oggetti, non estirpare o danneggiare piante,hich non raccogliere fiori, non accendere fuochi. Fate in modo che chi visiterà il sentiero dopo di voi non si accorga del vostro passaggio.

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